sabato 5 giugno 2010

Il diritto non esiste (1). Spariti gli studi di Scienza Giuridica a Giurisprudenza: vietato comprendere.

 Università "La Sapienza", Roma (edificio del Rettorato)


A cavallo tra gli anni '70 e gli '80, i miei amici Federico e Giorgio sperimentarono un corso in contraddittorio, forma didattica in preparazione dell'esame di diritto amministrativo, presso la facoltà di Giurisprudenza (Università di Roma La Sapienza). Durante quel corso gli studenti approfondirono i problemi legati ad una valutazione del diritto come strumento di controllo sociale creato dalla borghesia ('borghesia' in senso storico-culturale: non dispregiativo), in un momento in cui oggi la pressione sociale delle classi non borghesi tende a sostituire il diritto con equilibri di qualità diversa.

Il corso consisteva nella trattazione alternativa dello stesso oggetto scientifico da parte di due docenti con pensieri differenti, dove ognuno dedicava metà della lezione a rispondere agli studenti e all'altro docente. La successione degli oggetti scientifici veniva decisa dopo ogni coppia di lezioni, dagli studenti a maggioranza, ascoltate le proposte dei docenti.

Scientificamente questa forma didattica era resa necessaria dalla convinzione che il diritto non esiste.
Conseguenza didattica dell'esistenza del diritto (il dover essere) era la lezione cattedratica, dalla forma irneriana a quella tedesca dell'800, in cui il docente decideva quale fosse la regula o il concetto.
Conseguenza didattica dell'inesistenza del diritto (il poter essere) è che ogni studente deve formarsi il proprio giudizio giuridico su ogni singola situazione (teorica o di fatto) in presenza di impulsi, anche scientifici, contraddittori.

In futuro quei corsi in contradditttorio furono ostacolati, nella sostanza vietati: lì si insegnavano i fondamenti della scienza giuridica e, forse ancor 'peggio', si insegnava a confrontare teoria e realtà sviluppando capacità di analisi e sensibilità critica: qualità irrinunciabili per chi percorre questo tipo di formazione.
In quasi tutte le facoltà di Giusprudenza in Italia oggi si insegna solamente il diritto: le norme e la loro applicazione, non la loro valutazione giuridica.

Purtroppo quella visione di una forma del diritto non più adatto alla società di oggi è rimasta voce isolata e, infine, anche soffocata. Mentre l'oggi rivela tutta la triste miopia conservatrice del chiudersi su modelli non più adeguati alle condizioni reali, miopia presente in tutti gli indirizzi politici: nei confronti della cultura, della ricerca, della formazione. Persino nei confronti delle realtà economico-imprenditoriali. In tutti questi settori il diritto impone antichi equilibri di interessi non più accettabili perché profondamente mutati


Il caso reale di questi tempi, in cui si assiste alla applicazione forzata alla rete Internet di norme studiate per sorpassate forme tradizionali di distribuzione di contenuti e di informazioni, costituisce tipica rappresentazione di tale inadeguatezza.

Questo post di apertura di questo mio primo blog è dedicato con grandissimo affetto a Federico, a Giorgio... e a Gabriella, ad Andrea, a Italo e a Nino.

Alcuni di questi miei cari amici, con immenso mio dolore,  non sono più qui con noi.. (vi abbraccio forte forte.. .. ..).





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