venerdì 22 giugno 2012

Il caso: Matteo Renzi. Coalizioni per obbiettivi oppure obiettivi di schieramento?

Matteo Renzi, attuale sindaco della città di Firenze, è stato oggi indicato dal settimanale L'Espresso (edizione Internet) come strumento di una strategia pianificata da Silvio Berlusconi e suo entourage.
L'obbiettivo, secondo L'Espresso sarebbe salvare Berlusconi dai giudici (non usa l'espressione "dalla giustizia") e, se possibile, farlo eleggere Presidente della Repubblica.


Sulla rete tecnologica di Internet, che non esiste poiché i suoi rapporti sono rapporti virtuali e non producono effetti nel mondo reale, si sono scatenati commenti vari, i quali erano viziati dal fatto di rincorrersi all'interno di un recinto invisibile delimitato dalla struttura mentale dominante.

Quale è questa struttura mentale dominante.

Per alcuni esistono ancora le ideologie e le appartenenze cieche prive atteggiamento critico. Uno, se cosiddetto "di sinistra", deve accettare tutto quello che si decide a sinistra: anche l'abrogazione del proporzionale (erede della legge Acerbo invocata da Benito Mussolini per decidere con una maggioranza sicura, senza dover raccordarsi con gli altri) come avvenne nei primi anni '90, dove D'Alema la pensava esattamente proprio come Berlusconi: allora la democrazia non esiste: esistono uomini che devono decidere per gli altri: gli altri devono dare il consenso cieco, fidarsi, af-fidarsi, ciecamente: come era nel ventennio fascista (libri di storia).

Si passava dalla rappresentanza per delega (che si esprimeva democraticamente, nel bene e nel male con la formula del consociativismo) alla crisi di questo strumento, alla sua rappresentanza per affidamento.

Per chi questa società è ancora borghese, i nostri giornalisti, i cosiddetti intellettuali, opinionisti, le differenze sono oggettive: l'appartenenza, obiettivo astratto di potere per poi decidere volta per volta cosa serve.
Tu mi dài il voto perché ti fidi di me e io risolverò i tuoi problemi.

Ora, la tesi è che la società borghese è in agonia e che questa nuova società che si sta affermando, a poco a poco, ragiona, vive, esiste (cioè: costruisce rapporti) in modo differente: questa società è non-borghese (la negazione con il trattino chiarisce meglio il passaggio).

Il non-borghese, non vede più schieramenti e appartenenze cieche, ma vede conflitti di interessi, incrociati tra loro in modo complesso (la semplice interazione di più elementi) e complessivo (il risultato di più elementi interagenti).

In questa situazione, come già detto qui precedentemente, per intervenire con un progetto politico, non vale più il mettersi d'accordo prima e poi si decide cosa fare. Questa situazione richiede prima il riconoscimento e la tutela di interessi fondamentali (irrinunciabili) della società che non sono più tutelati.



Perciò, per operare politicamente, in una società non-borghese, occorre, dopo aver individuato il conflitto, e aver scelto lo strumento di delega, cercare la coalizione più vicina, per qualità di identità, alla tutela di quegli interessi che chiedono tutela (su tutti: il problema dell'emarginazione, politica, esistenziale, culturale).

Ora, il solo errore che potrebbe compiere Renzi, è allearsi con una qualità di interessi molto distante dai suoi obbiettivi.
Questo non dice ancora nulla della qualità delle sue scelte: poiché sono in funzione non di una idea astratta di giusto/sbagliato (concezione borghese di ciò che oggettivamente è valido: la legge), ma di una idea soggettiva dove sono messi in gioco i valori/interessi irrinunciabili di ognuno di noi: i quali per definizione sono diversi a seconda del punto di vista: la prova della statura morale/etica di Renzi sono le sue scelte, i suoi obbiettivi, come intende attuarli: cioè con quali deleghe e con quali coalizioni.

Quando i suoi obbiettivi coincidono con lo strumento di delega e con la coalizione, vi è coerenza a posteriori (non studiata a tavolino, a priori, come invece in questo è perfettamente a suo agio la destra: mentire è prerogativa culturale dell'essere borghese: in società, in politica, fra amici, con i propri affetti).
Se Renzi trovasse affinità di intenti e modi con Berlusconi e soci, sarebbe comunque prova di coerenza: discutibile certo, ma infine coerente, nel suo calcolo di potere. Magari non sarà in linea con le istanze della società: ma è la società a dover fare i dovuti distinguo e decidere se "af-fidarsi" oppure no.
Lo stesso vale per qualsiasi altro personaggio politico, anche Berlusconi: se il suo mentire tipicamente e squisitamente borghese incontra in Matteo Renzi un interlocutore affine, niente vieta che i due stabiliscano progetti politici insieme.
Il problema è se i cittadini, gli esseri umani che chiedono tutela per la loro esistenza, si (af)fideranno o meno (a)di questi personaggi.
La storia degli ultimi venti anni dovrebbe aver insegnato qualcosa relativamente al fidarsi sulla base di semplici dichiarazioni formali.

Nella società non-borghese, l'attuale, le dichiarazioni formali non contano nulla: chiunque può dire e firmare documenti in cui si dice: "io sono per questo e quello" "io sono contro questo e quello" "io farò questo e quello" "io non farò questo e quello".
Nella società non-borghese questo non funziona più.
I fatti, i comportamenti rappresentano l'unico elemento di valutazione puntuale dei nostri interlocutori (non sono più nostri rappresentanti, ma persone che devono rendere conto del loro operato pubblico).
Ma questa consapevolezza è in-divenire, e occorrono altri venti anni circa affinché la nuova generazione ci chiederà conto delle scelte scellerate compiute negli ultimi venti anni.

Intanto la tendenza di questo potere borghese in agonia cerca di non lasciare spazi: riduzione dei parlamentari (in meno si decide e meglio si controllano le decisioni a proprio favore: quindi anche la soppressione di una camera con la scusa di ridurre le spese: e chi è cieco continuerà a non vedere che ci stanno togliendo la terra sotto i nostri piedi); la concentrazione di poteri e deleghe speciali alla presidenza del consiglio (vedi la situazione della protezione civile prima e delle authority adesso con le nomine discrezionali, alla faccia della trasparenza): infatti la trasparenza non esiste se offerta da chi dovrebbe essere controllato: la trasparenza si ha solo quando la società può interrogare qualsiasi comportamento dell'autorità pubblica: se i dati di trasparenza sono dati (e declamati come avviene "noi siamo trasparenti per questo e per quello") e non ricercati: allora non vi è proprio alcuna trasparenza; la revisione della Carta Costituzionale in senso dell'accentramento dei poteri verso il vertice della piramide, riducendo il controllo democratico dal basso; i processi di privatizzazione di attività centrali e strategiche per la nostra economia (spesso per biechi obbiettivi di arricchimento personale); la privatizzazione della nostra banca centrale (già avvenuta) e la cessione della nostra sovranità (adesso Berlusconi vorrebbe cavalcare l'onda della protesta contro la perdita della nostra moneta sovrana invocando il ritorno alla Lira: ma per chi lo conosce un poco per i suoi recenti trascorsi di governo sa benissimo che usa un argomento valido per chi non ha potere per poter fare poi l'opposto una volta ottenuto il potere: si dovrebbe prestare attenzione all'affinità tra obbiettivo, delega e coalizione.




Ovvio che in questa situazione esasperata dove il potere cerca di avere mano libera e svendere l'Italia, cioè le nostre vite (la Regione Friuli ha già messo in vendita a privati isole della zona di Grado), chi solleva lo scontro indicando una causa visibile e oggettiva del diffuso malessere attira simpatie mosse da momentanea emotività: lo ha fatto Berlusconi, insieme a Bossi e a Fini (le altre due destre, tutte e tre molti differenti tra loro per la modalità di comunicazione, comportamento), lo fa a fasi alterne Di Pietro, lo sta facendo Grillo, e chiunque imiti tali accorgimenti tecnici negli scontri in tv, ...).



Anche se sono diverse le appartenenze (sinistra, destra, centro) le modalità rivelano la matrice politica e culturale comune: lo scontro e la distruzione del nemico per conquistare il potere. E' una visione ancora borghese e chi agisce così, consapevolmente o meno, attua un comportamento che non è di ascolto e di accoglimento delle istanze degli emarginati, ma è un comportamento di chiara radice violenta (storicamente: fascista) nel senso dello scontro violento (verbale e fisico) teso ad annullare/distruggere il nemico.

Modalità questa rintracciabile su stampa e tv, che però raccoglie alti indici di audience/vendite, segno che l'informazione (che in quanto merce soggetta ai flussi di domanda/offerta) è in mano a persone non eticamente responsabili del mezzo, ma persone schiave dei meccanismi di mercato

I giornalisti diventano così persone perfettamente sostituibili a seconda della mutata esisgenza del potere, non indispensabili per autorevolezza e capacità (non servono tali qualità in questo contesto): tanto è vero che si cambiano le pedine del potere nelle authority e nelle tv, ma la qualità (bassa) del loro operato è mai autonomo per responsabilità etica e capacità culturale, ma sempre subordinato a chi li ha nominati su quelle poltrone (per quegli stipendi e privilegi da vassalli e valvassori tali personaggi si vendono... al miglior offerente).

Il documento di cui parla L'Espresso, potrebbe benissimo esistere.
Ma ciò non significa proprio nulla: "tanto rumore per nulla": al massimo per aumentare i clic sul sito dell'Espresso e offrire un altro argomento da bar nelle isole tecnologiche (siti web, blog, twitter, eccetera) che non esistono ("sono", ma non "esistono").
L'Espresso non fa più paura come negli anni 60, 70, 80. E mi fermo a 80. Negli anni 90 si ha il suo declino.
Questo 'documento', esistente o meno, non rappresenta nulla: è normale che un gruppo di potere qualsiasi disegni le sue strategie anche su dei pezzi di carta e che qualcuno, magari per giocare al gatto con il topo, lo lancia sul pavimento per vedere chi abbocca prima.
Carta che non vale nulla, come il diritto che ci regola: al tramonto di questa classe borghese che ha dominato per due secoli circa.
Ciò che conta sono i comportamenti che esprimerà Renzi e gli altri: sta a loro con i loro comportamenti (e non con le loro dichiarazioni formali del tipo "ritorno alla Lira" anche se sarebbe auspicabile, ma non certamente lasciato gestire dal signor Berlusconi) convincerci e sta a noi fare le pulci ai loro comportamenti per verificare la loro autentica intenzione.

Personalmente non ho mai nutrito particolare simpatia per Matteo Renzi. Una questione prettamente soggettiva. Non oggettiva.
Mi ricorda gli Yuppies anni 80. La loro ellisse di successo durò nemmeno un decennio.


Sicumera, ironia sdrammatizzante e seduttiva, nessun ombra di dubbio alcuno, battuta pronta, distinto, telegenico, nessuna parvenza di un pensiero un poco più profondo del target di una azione di marketing. 
Guidare il Paese. 
Occorrono altre qualità, secondo me.
Certo... se in giro nessuno offre di meglio... ci si aggrappa a quello che si può, o si crede sia la soluzione.

Certo... il colloquio privato a casa di Berlusconi... io l'avrei evitato.
Ma potrebbe reintrare nella qualità del personaggio: se così, allora, c'è da stare in guardia.






"(...) qualcuno era comunista perché credeva di 
poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri (...)"
Giorgio Gaber, 1991-1992







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