giovedì 7 giugno 2012

Il diritto non esiste (3). Una società senza diritto?

Fare a meno del diritto. Mai possibile?

Sì. È possibile. Con il superamento della condizione storica in cui i rapporti umani, anziché regolati (dover essere) da un impianto di norme basato sulla conservazione del potere di turno, sono regolati da un continuo equilibrio di assetti degli interessi basati sul rapporto di egemonia.

Non è facile da comprendere.
La scienza giuridica si occupa della qualità dei rapporti degli esseri umani (la comunicazione nella sua accezione più ampia, come argomento topico e non come categoria analitica).

Infatti la comunicazione di cui si parla qui non è la comunicazione delle lobby (pressione di interessi), nè quella commerciale (marketing), nè quella della pubblicità (attraverso i media), né quella politica (demagogica e populista quando ancorata al concetto di società di massa, che non esiste più dagli anni 80/90.. ma qualcuno non se ne è ancora accorto) e nemmeno quella delle agenzie di PR (Relazioni Pubbliche) o di immagine (tecniche di persuasione quando si vuole dare una immagine di sé non coerente con il comportamento).
Il concetto fu elaborato nella sua forma più efficace dal 'dipartimento di scienza giuridica dell'egemonia' della facoltà di Giurisprudenza dell'università di Roma, La Sapienza, negli anni 70. Leggere "Il diritto non esiste (1)" in questo stesso blog.

La nostra società non è più una società omogenea (di massa): è composta da una pluralità di interessi/valori che interagiscono con altri interessi/valori, sempre modificandosi e articolandosi per altri interessi con cui fondersi per obbiettivi condivisi, e non per appartenenze e ideologie precostituite.

La scienza giuridica (questo tipo di comunicazione) è un particolare tipo di pensiero e linguaggioLinguaggio che consente i rapporti tra gli esseri umani e linguaggio in grado di riflettere, descrivere ed esprimere come gli interessi vengono formulati nell'ambito del potere e come il potere interviene a livello degli interessi.

L'espressione "la proprietà" è linguaggio giuridico. Ma anche "ti amo" lo è: il modo in cui l'amore viene espresso, descritto, sentito determina l'uso che si fa del potere che l'amore esercita (o intende esercitare) sull'amato e l'intervento (o reazione) che l'amato ha sull'amante.

"Amor ch'a nullo amato amar perdona" (Dante) è, ad esempio, descrizione dell'amore borghese: l'amato come oggetto: la proprietà è l'oggetto amato d'amore borghese.

"Da mi basia mille, deinde centum" (Catullo) è, ad esempio, un altro linguaggio: l'amato come fonte. 
La digressione sull'amore indica che scienza giuridica (la comunicazione umana) non è parlare di proprietà o forma di rapporti economici.

È parlare di tutto l'essere umano e di tutti gli esseri umani.

È parlare di amore, essenzialmente, quando si pensa la scienza giuridica dell'egemonia (la comunicazione).

Uno qualsiasi dei nostri giuristi attuali tipici (siamo nel 2012) non ha mai scritto l'equivalente di "vita no avrò se non selvaggiamente", come fece il giurista medievale Cino da Pistoia.

Con tutto il rispetto, i giuristi attuali scrivono solo di diritto.

I giuristi non sono più sintonizzati/attenti/immersi (soprattutto anche come esperienza) nella società attuale.

La vita sociale attuale, senza qualcuno che interpreti e valuti gli assetti di diritto determinati dai rapporti di potere che esprimono (l'egemonia) è, in pratica, concretamente, senza guida. Notare la mancanza di elaborazioni e suggestioni intellettuali stimolanti, nella informazione e nella comunicazione.

Come una barca tra le onde del mare senza nessuno al timone, in balia solo della forza delle correnti e del vento dominante in quel momento. Nessuna rotta, nessuna osservazione del meteo, nessuna scelta per salvare la barca dal probabile naufragio.

Quindi, spiegare cosa sia la scienza giuridica dell'egemonia (la comunicazione: cioè come gli interessi si rapportano tra loro) attraverso la descrizione dell'amore non borghese (non oggettivo) risulterebbe del tutto incomprensibile ai giuristi attuali.

Invece è tutto molto semplice da capire, nella sua essenza, come è semplice capire lo Stato e la proprietà, anche se ci sono voluti secoli per elaborare questi concetti.

Basta da un lato staccare il concetto di scienza giuridica dal concetto di diritto.

E dall'altro staccare il concetto di egemonia dal concetto di potere.

Il concetto di scienza giuridica dal concetto di diritto è semplice (o dovrebbe esserlo): la traduzione di "ius" non è "diritto", ma è "comando, volontà, potere".




Ius diventa "diritto" per i borghesi, ma i Romani il concetto di "diritto" non lo avevano.

Se la scienza giuridica romana non era scienza giuridica del diritto, allora è anche possibile una scienza giuridica dell'egemonia che non sia scienza del diritto.

Più difficile staccare il concetto di egemonia dal concetto di potere.

Siamo così abituati a fare le cose perché ce le ordinano, che alla maggioranza della popolazione non viene proprio in mente che eseguire l'ordine è una scelta dell'obbligato, non di chi ordina.

La consapevolezza di questa realtà aiuta a bilanciare il 'terrore della bomba' (della guerra): quando tutti saranno coscienti che eseguire l'ordine dipende dall'obbligato, un secondo Hitler non potrà distruggere l'umanità. 

La consapevolezza può fare più di mille sanguinose rivoluzioni (le quali poi non cambiano la qualità di esercizio del potere, cambiano solo il potere di turno).

Giungere al punto che tutti siano convinti che l'obbligazione dipende dall'obbligato e modellare di conseguenza i rapporti fra gli esseri umani è lo scopo pratico della scienza giuridica dell'egemonia (la comunicazione).

La scienza giuridica dell'egemonia è dunque una scienza giuridica non del diritto: una scienza giuridica che descrive rapporti fra gli esseri umani non determinati da potere.

In particolare, la scienza giuridica dell'egemonia descrive rapporti non determinati da quel particolare tipo di potere che è il potere di classe della borghesia (nell'attuale condizione storica).

Il fatto che, eliminando il diritto, in quanto storicamente creazione e forma del dominio di una classe sociale denominata borghesia, si possa passare ad una comunità non basata sul potere, è concetto (rappresentazione del reale) oscuro anche agli esseri umani oggi più avanzati.

Mao scrive "Col fucile tutto si può fare" (La guerra e i problemi della strategia, 6 novembre 1938, trad. Bernardini).

Ma usando il fucile come potere, la proprietà è ineliminabile: si può eliminare il dominio di classe della borghesia solo se si riesce a fare a meno del fucile per il potere.
Utile anche tenere presente "La lotta per il diritto" del 1872 di Jhering: Shylok, il mercante (di Venezia, Shakespeare) che esigeva di tagliare una libbra di carne vicino al cuore di un nobile veneziano, è il modello del diritto "come formidabile e gigantesca non s'eleva la figura di quel povero e debole uomo" (Jhering, La lotta per il diritto, cap. IV, 1872, trad. Mariano): per Jhering/Shylok diritto è uguale a potere e potere è uguale a uccidere.




L'egemonia, invece, non è potere.

"Egemonia" è il nome scelto per indicare base e sostanza e forma dei rapporti umani a livello superiore rispetto alla situazione, condizione, assetto preesistente.
L'egemonia dipende da (e realizza) esseri umani, borghesi e non borghesi, di esistenza qualitativamente superiore (guidati da interessi/valori di qualità superiore).

I rapporti umani non sono mai di tipo tecnologico, ma sono sempre di tipo esperienziale/sensoriale (i rapporti degli esseri umani sono soltanto reali, i rapporti virtuali tra esseri umani semplicemente "non-esistono").
La tecnologia non determina/influenza la qualità dei rapporti umani ma ne agevola soltanto la trasmissione di dati/informazioni: di conseguenza Internet (o qualsiasi altra tecnologia) non sposterà nemmeno una virgola degli assetti/equilibri di potere, se gli esseri umani che usano quella tecnologia (ad esempio Internet) non decideranno di agire con un comportamento reale, funzionale all'obbiettivo.

La tecnologia semmai produce un effetto più generale di mutazione dell'equilibrio sensoriale (M. McLuhan), causata dall'impatto culturale di quel certo tipo di tecnologia su intere generazioni per lunghi periodi di tempo (epoche).

"Egemonia" è inoltre concetto diverso da "potere" perché, come Marx ha scoperto, nella società di tipo borghese il potere è oggettivizzato, è potere della legge del capitale, dominio di classe.

L'egemonia invece crea (e dipende da) esseri umani qualitativamente superiori (per qualità di interesse/valore, soggettivo), tanto che ogni singolo essere umano è in grado di esercitarla e nessun essere umano singolo è in grado di eliminarla.

La teoria della conoscenza basata sull'esistenza dell'altro è il necessario completamento, sia come premessa sia per trarne le conseguenze operative, della scienza giuridica dell'egemonia.

La scienza giuridica borghese (diritto come assetto di potere) è basata sull'invisibilità dell'altro: esempio il 'barbone' e il clandestino sono annullati dal diritto: non esistono.. gli atti da nascondere sono nascosti dal diritto con norme di secretazione.. mentre spesso sono comportamenti che il potere non desidera siano conosciuti: vedere la vicenda della privatizzazione della Banca d'Italia e i provvedimenti secretati sulla -nostra?- moneta. 

La scienza giuridica dell'egemonia (qualità dell'interesse/valore) è basata sulla conoscibilità dell'altro.

Concretamente, nello Stato di tipo borghese, la volontà sovrana si esprime nella legge e il dominio di classe della borghesia si incarica di fare osservare le leggi.

Nella società non-borghese (crisi del dominio della classe borghese, quello che sta avvenendo in Italia in questo momento, gradualmente), per definizione non è così, e per fare osservare le leggi bisogna fare ricorso alla buona volontà (definiamola impropriamente così) dei cittadini: bisogna cioè che i cittadini siano convinti della bontà della legge, perché la legge sia applicata.

C'è un problema di comunicazione (rilevanza della qualità dei rapporti tra interessi/valori) nella società non-borghese, che lo Stato borghese poteva tranquillamente trascurare (come ancora in effetti tenta).
La comunicazione, d'altra parte, nella società non-borghese è comunicazione di persone, non di istituzioni
Quando la società si aspettava tutto dalla volontà, si poteva pensare di interessare i cittadini ai meccanismi di formazione della volontà nelle Camere. Quando la società diventa consapevole che le idee marciano sulle gambe degli uomini, il cittadino più che alla istituzione pensa all'uomo, o donna, che incarna quella istituzione.




La comunicazione, nella società non-borghese, non può infine far conto sulle parole o sulla razionalità, ma deve tener conto dell'uso che si fa del televisore e della sincerità dei comportamenti. Se la sincerità è irrazionale, è meglio non trasmettere una immagine di falsa razionalità. È inutile ricercare le parole: nei televisori più che le parole contano i volti.
I fatti e i comportamenti nei televisori (e sulle reti tecnologiche) non sono rappresentabili.

Operativamente:
Chi non è (culturalmente, storicamente) borghese parla 'giuridico' (comunica attraverso la espressione della sua propria identità, interesse). Il diritto è un modo di descrivere i rapporti tra poteri e tra interessi secondo un singolo specifico interesse: l'esistenza (e conservazione a oltranza) del dominio di classe della borghesia (con la sua architettura di rapporti e relazioni di potere).

Il diritto esiste in quanto esiste lo specifico interesse del borghese (culturalmente e storicamente determinato), e il grado di realtà dell'esistenza del diritto è il grado di realtà dell'esistenza del dominio di classe.

Nella società borghese il diritto esiste: non vi è dubbio: lo tocchiamo con mano. Ma solo il borghese lo può definire "diritto", cioè "retto criterio": il diritto esiste in quanto dominio di classe, ma tutto ciò che è "diritto" crea difficoltà nell'esistenza degli esseri umani: è diritto in base all'antica etimologia: "lucus a non lucendo": "diritto perché non diritto".

Si può affermare che "il diritto non esiste" in due sensi


1) il diritto non esiste altro che nella società denominata borghese, storicamente determinata 



2) il dominio di classe della borghesia è descritto come diritto solo dalla scienza giuridica borghese.



Chi ha interesse a vivere in una società non-borghese (il dominio borghese nelle istituzioni, nella economia e nella finanza è sempre meno tollerato/acriticamente accettato, come è sempre più evidente dai fatti e comportamenti concreti sotto i nostri occhi tutti i giorni) ha interesse a valutare (giuridicamente) e comunicare prescindendo dall'interesse di classe della borghesia (da società di massa omogenea con unico interesse/identità oggettivo di dominio a società plurale disomogenea con molteplici interessi/identità soggettivi da comporre/armonizzare), non può prendere il diritto come metro di valutazione giuridica: tra diritto e scienza giuridica c'è opposizione, come tra singolare e plurale, come tra informazione (unidirezionale poiché per definizione l'enfasi dell'informazione è solo sulla fonte, del destinatario alla informazione non interessa, se non alla fonte che però fa comunicazione usando la informazione: la informazione rimane unidirezionale) e comunicazione (pluridirezionale, le teorie sulla bidirezionalità della comunicazione sono superate dalla realtà dei fatti).

Fa eccezione il caso della società borghese e della scienza giuridica (comunicazione) borghese: in tal caso diritto e scienza giuridica coincidono, perché lì il diritto è descrizione dei rapporti umani nell'interesse (unico/oggettivo) di classe della borghesia.

Lo stesso vale per i codici: solo il borghese ritiene che esista la "volontà generale", rappresentato dal codice: perché l'essenza della borghesia (culturalmente, storicamente) è mentire e, mentendo, il borghese pone l'interesse di classe come interesse generale: spesso la classe politica, ancora emanazione della classe dominante borghese, ripete "faccio questo nell'interesse del Paese", "questo è un sacrificio richiesto per il Paese" (nascondendo però il fatto che essa, la classe politica, di sacrifici, non ne farà certamente: questo si chiama mentire: celare qualcosa d'importante per l'altro non è diverso dal mentire).

L'eliminazione del dominio di classe (per rimodellazione culturale e storica dei rapporti tra gli esseri umani, come sta avvenendo, gradualmente) è la pari dignità degli interessi di classe: di più classi, nessuna più dominante l'altra, oggettivamente, se non entrandovi in un rapporto, soggettivo, di continui equilibri dei possibili assetti di 'egemonia'. 
Equilibrio degli interessi di classe di volta in volta rinnovvellato/rimodellato nella singola situazione concreta: descrivibile a posteriori, come ogni sintesi dialettica, e non descritto a priori (pre-costituito, pre-determinato) dal codice.

Questo spiega l'incapacità dei professionisti della comunicazione (che hanno responsabilità della qualità dei rapporti che attivano per conto di chi li paga) di operare in un contesto così diverso da quello in cui è nata la loro professione: sono inadatti al nuovo scenario: la comunicazione dei cosiddetti professionisti oggi è in difficoltà evidente, sia per ruolo (cosa fanno in realtà? a cosa servono?) sia per efficacia (quali risultati? in quale modo?).

L'errore è continuare a pensare in termini di società omogenea dove i conflitti sono regolati dal diritto che tutto compone in nome dell'interesse unico della classe dominante.


Ma la socialità è già cambiata e lo scontro cui assistiamo è in realtà lo scontro tra due culture/modalità di comunicazione non più sanabile, dove quella che è in via di sostituzione (storicamente denominata 'borghesia') è messa alla corda da quella che la sta sostituendo (le nuove generazioni, di origine/formazione non più borghese: la Storia, cioè la vita degli esseri umani non si ferma al 700 francese).

Le modalità più evidenti della comunicazione del periodo borghese (società omogenea, interesse oggettivo della classe dominante): lo spettacolo, il presenzialismo, l'enfasi e la amplificazione: unico obbiettivo: il controllo di tutto (del potere, della informazione, della comunicazione, dell'economia, della finanza, della cultura, ecc) attraverso l'accentramento delle decisioni. La tendenza si avvertì già nel 1994 (tracollo della pratica del consociativismo).

Sistema elettorale con premio di maggioranza (che regala ad una maggioranza relativa la possibilità di fare a meno dell'opposizione, disattendendo la proporzionale rappresentanza delle persone e dei loro interessi), deleghe speciali al consiglio dei ministri, authority, proposte di elezioni dirette, riduzione del numero dei parlamentari o addirittura soppressine di una Camera, privatizzazioni di Stato, assoggettamento alla finanza internazionale, sono solo alcuni dei molti segni di questa tendenza. 
In una società pluralista come è la nostra attualmente, aspetto questo poi rinforzato da una particolare (ricchissima) tradizione culturale parcellizzata sia sul territorio sia nella cultura, andare in televisione per fare politica è un suicidio politico (o lo sarà per chiunque, prima o poi): per la classe non-borghese chi va in televisione mente.

La società non-borghese rifiuta l'informazione strutturata come quella di un qualsiasi programma televisivo o articolo/intervento pre-confezionato da una testata i cui comportamenti la identificano con il potere.

La crescente frequentazione del web è segno di una ricerca alternativa di rappresentare la propria identità di fronte alla indifferenza, al non-ascolto, ad una modalità di comunicazione non più accettabile per le istanze di riconoscimento dei propri interessi che sono prima di tutto quelli di essere riconosciuti (identità): da qui il conflittto.

Attraverso il conflitto "io esisto": situazione preferibile all'annullamento prodotto dall'indifferenza (individuale, di massa): è il massimo grado di violenza sull'altro: la sua negazione come essere umano).
In casi estremi individuali, è preferibile una esistenza di violenze (più o meno fisiche, più o meno gravi) piuttosto che l'annullamento di sé nell'indifferenza del mondo: la violenza è vissuta come una conferma al "io esisto".



Il conflitto attuale rapprensenta il segno più esplicito della fine del dominio della classe denominata borghese (e di tutto il suo corredo politico/culturale).


In questa condizione, populismi e demagogie possono ottenere ancora risultati, ma limitati nel tempo: se non sono solidamente sostenuti da una autentica coerenza interna: se non così investire in quelle direzioni rivela alla distanza una inaffidabilità (sfiducia) non recuperabile.




L'immagine da anni 80, una volta distrutta non si ricostruisce più (vedi Tangentopoli), anche se molti hanno cercato rifugio in nuovi partiti o vecchi partiti con nomi nuovi: portando infine alla rovina anche questi: i comportamenti rimangono gli stessi, anche se si cambia nome o immagine.


La delega in bianco ai partiti rimane solo perché ancora norma di diritto a garanzia (impunità) della classe dominante: in realtà la delega per rappresentanza è rifiutata: siamo al 50% dell'astensione al voto!


Qualcosa significherà: non è stanchezza: è sfiducia nei comportamenti che la classe politica/dominante in agonia esprime: comportamenti che sono condannati da una società non-borghese.
Per un cambiamento di qualità occorre attendere almeno il 2030 per motivi storico/generazionali: due generazioni a partire dallo sfacelo iniziato ai primi anni 90 (le scansioni temporali precedenti sono di 40 anni in 40 anni).
Non si possono prevedere le forme (anche drammatiche) che si avvicenderanno fino a quella data.

In una situazione come quella attuale, molti dei parametri (anche relativamente recenti) della sociologia, della comunicazione e del diritto (e della politica), come abbiamo visto, sono saltati: non sono più validi
I manuali (e le accademie) che si fondano su quei presupposti, sono inutili, superati, parole in agonia.

Nella situazione attuale occorre grande lucidità, sensibilità... e cultura: per analizzare e compiere scelte di comportamento, non di immagine (il mentire tipico della classe dominante borghese è ora chiaramente avvertito come minaccia ed è quindi rifiutato immediatamente).

In un contesto del genere:


(1) si individua il tipo e natura del conflitto..
(2) quindi si seleziona lo strumento di rappresentazione più idoneo (il tipo di delega)..
(3) solo a questo punto si può definire il tipo di coalizione e..
(4) si sceglie un obbiettivo da realizzare in contesti plurali (determinante quindi la scelta dell'obbiettivo)..
(5) il comportamento parlerà da sé, se percepito autentico nella sua coerenza: cioè non coerente perché studiato a tavolino (senza uffici stampa e direzioni di immagine e comunicazione e senza pianificazioni a tavolino, utili solo per ingannare i cittadini, considerati come meri consumatori di detersivi)..




Per fare bene questo non c'è più bisogno di trasmettere (informazioni su informazioni: l'informazione è satura oltre ogni limite) ma di selezionare: cosa e chi, sulla base di obbiettivi comuni e comportamenti reali.

Non più diffondere informazioni (la rete tecnologica Internet non può fare più di questo) ma ottenere il rapporto attraverso una comunicazione reale (non apparente).

Professionalità di tale livello e soggetti in grado di agire in questo modo è raro che operino per istituzioni e imprese.

Questo è il motivo per cui la comunicazione (quella politica, istituzionale, d'impresa, ecc) è ancora oggi bloccata nelle forme del consociativismo (formula esaurita nei primi anni 90).
La classe borghese, avvertendo il pericolo per la sua stessa esistenza (conservazione), non rimane passiva, anzi: ha bisogno proprio del conflitto per affermare il proprio dominio: conflitti da alimentare e produrre in qual-si-a-si-mo-do possibile.
Sì. A qualunque prezzo e con qualunque mezzo a disposizione: persino affamare il Paese, se necessario: se a qualcuno questo ricorda similitudini con ciò che sta accadendo in questo momento, forse sta cominciando a comprendere. 
La scala di questa 'reazione' è attuata su scala transnazionale.


Pasolini avrebbe definito gli attuali programmi televisivi, tutti, senza perifrasi, come fascisti. 


Programmi dove si rappresenta il conflitto come un'arena dove gli spettatori  (spettatori per lo più passivi e privi di adeguati strumenti critici in quanto diseducati da almeno 60 anni di consapevole malgoverno e malafede di coloro che hanno avuto le redini di questo Paese e relegati a semplice funzione di consumo e di riproduzione) attendono di vedere le carni a brandelli di questo o quel personaggio, i contenuti non importano, importa lo spettacolo del sangue (come nel Colosseo: le scenografie delle tribune tradiscono proprio questa finalità), i cui conduttori formulano domande e introducono argomenti irritanti per gli invitati a discutere. Il conflitto dopo pochi minuti assume così toni arroganti, provinciali, intrisi di protervia rancorosa e privi di alcun significato costruttivo, di riflessione e di critica positiva di crescita/superamento, se non quello di evidenziare aspramente le colpe/difetti dell'altro. 
Lo scontro per essere tale ha bisogno di nemici e un esito, in un modo o nell'altro.

Spesso con la consapevole o meno complicità dell'invitato di turno.


Pasolini non avrebbe avuto paura di valutare come fascisti programmi di puro conflitto come quello di Santoro, della Dandini, di Floris, di Lerner e tanti altri simili sparsi in quasi tutte le fasce orarie (Forum, Amici, Uomini e donne e.. mi scusino coloro che ho dimenticato in questa assurda lista!).






Lo spettacolo ha bisogno di conflitto.
Il dominio della classe borghese ha bisogno del conflitto per essere percepita come consolante e unico riferimento di un ordine: anche se quell'ordine è il diritto che non tutela il più debole, il dominato, ma la stessa classe dominante che lo ha elaborato.


Linguaggio e Maschera, gli strumenti operativi più efficaci in questa era (quasi) post-borghese:


il linguaggio poiché consente, prima ancora dell'analisi dei contenuti, di stabilire il rapporto di inclusione/esclusione: strumento più efficiente e rapido della negoziazione, al fine di individuare gli interessi irrinunciabili;



la maschera poiché impedisce la comprensione del proprio obbiettivo da parte dell'avversario (classe dominante che resiste): aiuta a conseguire il risultato.. maschera non è immagine.. la maschera è una comunicazione reale (autentica) ma fuorviante, per chi ha il potere di ostacolare l'obbiettivo: strumento più efficace del consenso per ottenere risultato: la maschera è indispensabile per chi è debole (non ha potere) nei conflitti (confronto/scontro con chi ha potere).



.... cogliere l'essenziale....

"La specifica distinzione politica alla quale è possibile ricondurre le azioni e i motivi politici è la distinzione di amico e nemico" (Schmitt, Il concetto di politico, 1932, trad. Schiera): il nazista pone alla radice dell'esistenza il contrasto.


"Il criterio metodologico su cui occorre fondare il proprio esame è questo: che la supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come dominio e come direzione intellettuale e morale" (Gramsci, Quaderni, quaderno 19, nota 24, 1935: modifica in senso opposto la nota 44 del quaderno 1, 1929, dove la direzione intellettuale e morale è un tipo di dominio, non l'opposto del dominio).


"Quando le differenze di classe saranno scomparse il pubblico potere perderà il suo carattere politico" (Marx-Engels, Manifesto del partito comunista, cap. II, 1848, trad. Cantimori Mezzomonti).


Il pubblico potere perde il carattere politico quando è esercitato con amore: l'egemonia (della classe operaia, o di qualsiasi altra classe subalterna al potere di turno) è nella capacità di esprimere, nei propri comportamenti, amore.


Debito di idee a Federico, a Giorgio... e al nostro gruppo di lavoro...







"La presa del potere"
Giorgio Gaber





2 commenti:

  1. Se fossi un filosofo, considerei questo testo come precursore, anzi,la fonte , di una nuova corrente filosofica, rivoluzionaria , creativa .
    Mi auguro che chiunque legga questo testo, sappia cogliere la preziosità e l'umanità di ogni periodo. Forse , se si iniziasse veramente a riconsiderare i rapporti umani spogli dalla concezione di potere, se fossimo tutti più sinceri con noi stessi ,e ci sforzassimo di rivalutare il concetto di egemonia nel suo significato positivo, quindi staccato dal concetto di potere, come quì viene eccellentemente esposto , la specie umana migliorerebbe ed andrebbe avanti, invece di avvelenarsi per poi annientarsi , come , purtroppo , sta facendo.

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  2. il processo è in atto: il carattere oggettivo del dominio di potere attuale è già rifiutato in nome di molteplici soggettività che chiedono riconoscimento dei propri interessi, identità ed esistenza.. annullati invece dal potere poiché 'non oggettivamente interessanti' (al potere interessa la conservazione di sé, non il rapporto con gli altri, poiché rischierebbe di perdere il proprio potere nel confronto, nel senso di un nuovo equilibrio, di una rinnovata egemonia degli interessi fondamentali).. il problema adesso è come si risolveranno i drammatici conflitti che avverranno da qui lungo i prossimi quattro lustri.. ps la filosofia procede per astrazioni, qui si parla di relazioni umane che si compongono e ricompongono.. qui, credo, si parla della vita di ognuno di noi..

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