venerdì 15 giugno 2012

Il diritto non esiste (6). Ordine o giustizia?

La società borghese deriva la sua natura dalla distinzione fra pubblico e privato: 

e disse a lui rivolto: "Ah non sia vero
ch'in un capo s'arrischi il campo tutto!
Duce sei tu, non semplice guerriero:
publico fòra e non privato il lutto.
In te la fé s'appoggia e 'l santo impero,
per te fia il regno di Babèl distrutto.
Tu il senno sol, lo scettro solo adopra;
ponga altri poi l'ardire e 'l ferro in opra.

(Tasso, Gerusalemme Liberata, canto VII, ottava 62, prima del 1575) 

e fra legge e diritto soggettivo:
(Michelangelo, Tomba di Giulio II, prima del 1513) 

Michelangelo, Tomba di Giulio II, 1505





Se qualcuno volesse valutare l’efficacia tecnica di un ordinamento giuridico dal numero e dal contenuto delle sue leggi, e da questo dedurre quanto di odi e di lotte e quanto di accordo e di amicizia si producano, non potrebbe che trovarsi d’accordo con Socrate nel dare oggi al nostro ordinamento la qualifica di ingiusto
Mari Meszaros
Quarrel
Vetro fuso e colato

“Socrate non crede all'utile dell'ingiusto perché, se la giustizia è sapienza e virtù, l'ingiustizia è ignoranza, e uno Stato che ne domina altri è ingiusto, ma anche persone dello stesso Stato che si associano per un'impresa non combineranno nulla se si faranno ingiustizia tra loro, dato che la giustizia produce concordia e amicizia e l'ingiustizia odii e lotte (…)” (Platone, Repubblica, 351 d). 

Gustav Klimt
The kiss
Olio e foglie d'oro su tela
(particolare dell'opera)

Una descrizione “funzionale” del processo legislativo quale oggi in atto sotto i nostri occhi è quella scritta da Aristotele, eliminandone le parti superflue “Le leggi si pronunciano su tutto, mirando all’utilità di chi primeggia”. 
Se la descrizione appare secca e brutale, è sufficiente esaminare senza pregiudizi il materiale che viene presentato alla Camera e al Senato come “progetto” di futura legislazione. 


Il potere ha tutto l’interesse che la “politica” sia affare di specialisti, con un suo proprio linguaggio, che emargina ed esclude il cittadino, trovando spesso la utile complicità degli operatori dell’informazione, per ragioni di appartenenza e di pigrizia culturale. 





Ignoranza e eccessiva prudenza non aiutano a comprendere e a indirizzare l’agire. 

“L’ignoranza è l’ignoranza: non ne deriva alcun diritto a credere qualcosa” (Freud, Die Zukunft einer Illusion, 1927, L’avvenire di un’illusione, traduzione di Candreva, 1971). 

“La prudenza che vieta di spingersi troppo oltre in una singola proposizione è, per lo più, l’agente del controllo sociale, e cioè dell’istupidimento” (Th. W. Adorno, Minima moralia, 1945, traduzione di Solmi, 1979).


... debito di idee a Federico, a Giorgio, e al nostro gruppo di lavoro...


Giustizia, potere e politica secondo Giorgio Gaber (1994)







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